L’espressione agguerrita e gioiosa, lo sguardo illuminato dall’emozione e dalla voglia di vivere il palcoscenico da protagonisti, come un istante davvero magico da assaporaretutto, fino all’ultimo sorso. Basta questo colpo d’occhio per tastare il polso alla effettiva efficacia di un corso di perfezionamento, un po’ come all’università bastava scrutare il capannello di allievi pronti a varcare la porta dell’aula magna per capire se il professore in questione era stimato oppure no, se godeva del favore della sua ciurma o se rischiava – come tanti – un silenzioso ammutinamento.
A Casalpusterlengo i Concerti Aperitivo hanno calato il sipario la scorsa domenica con l’ultimo appuntamento, che voleva essere insieme un evento di grande musica e una dichiarazione di intenti sul teatro come fucina di talenti e laboratorio di una musica che nasce dalla reciproca contaminazione, alla corte di maestri degni di questo nome.
Dopo la prima parte dei saggi dedicati allo Schumann dei Lieder di Maria Stuarda, gli allievi della neonata Accademia vocale da Camera diretta da Guido Salvetti e da Stelia Doz sono tornati ad indagare la produzione tarda del catalogo liederistico schumaniano con un’intensa interpretazione prima dei Lieder op. 98 tratti dal Wilhelm Meister di Goethe, poi degli Spanisches Liederspiel op. 74. Come giustamente sottolineava la sempre acuta introduzione di Salvetti, le due raccolte costituiscono una sorta di porta sul non ritorno, di anticamera all’ultimo, tragico periodo del compositore, costellato dallo spettro della follia, di un delirio alternato a squarci di assoluta, disarmante e lucida serenità. L’anno di produzione, il 1849, contrassegna l’esaltato e drammatico momento insurrezionale per la città di Dresda, che Schumann vive con un misto di impotenza e di angoscia ma da cui fugge precipitosamente. E proprio la concitata temperie lo spinge a scrivere, sull’onda di un’urgenza sempre più divorante ed esistenziale, attingendo da figure assolute, capaci di dire l’uomo in tutte le sue maschere, come i personaggi scaturiti dalla penna di Goethe. I Lieder op. 98, nella scrittura essenziale della maturità eppure ancora gravida di pathos e di trasalimenti, rappresentano un vertice senza confronto, un culmine troppo spesso offuscato dai capolavori del primo periodo.
Le voci dei soprani Myung Jae Kho, Antonella Matarazzo, Angela Nisi e Barbara Vignudelli, con la partecipazione del baritono Loris Bertolo ne hanno saputo restituire gli accenti in tutta la loro disperata bellezza, fatta di sconforto, di confessione, speranza e amara consapevolezza di un destino ingrato. Al pianoforte, le discrete eppure vivaci presenze prima di Matteo Pirola poi di Paola Vianello si rivelavano preziose alleate nell’ordire la sottile, intricata tessitura drammaturgica di questo mutevole, continuamente cangiante, gioco delle parti. Gioco dell’anima, dove si scommette con la vita, in un misto di coraggio e di terrore.
Strepitosa, assolutamente perfetta era la Mignon della Vignudelli, voce limpida eppure corposa, padrona di filati lunari e di travolgente passione, già intensa e commovente come un’interprete consumata. A contrappuntarne la resa, con spirito guizzante e fuggevole come sarebbe piaciuto a Schumann, una splendida Paola Vianello al pianoforte.
Nella seconda parte, insieme brillavano questa volta di solarità e di intima gioia domestica nei Lieder op. 74, accanto al mezzosoprano Marzia Castellini, a Loris Bertolo e al tenore Gianfranco Cerreto. Eccellenze, queste, che nulla tolgono all’applauso scrosciante che tutti i giovani corsisti meritavano e che il pubblico di Casalpusterlengo non ha mancato di tributare.
Certo, un anno alla corte di Schumann (a cui era dedicato questo primo percorso monografico dell’Accademia), invecchia nell’anima, macera le emozioni, avvolge di assoluto, ferisce e guarisce in continuazione, senza filtri di difesa. La maturità di questi giovani scalpitanti ed entusiasti, bravi e affiatati, pronti ad una fulgida carriera che – per il momento – vedrà la pubblicazione di un Cd di fine corso, sono il saluto più bello. Con gli instancabili artefici sul palco per il gran finale, la Doz, Salvetti e l’organizzatrice Roberta Quartieri, è sceso il sipario sui Lieder. Un arrivederci a settembre, questa volta all’insegna della musica francese.
Elide Bergamaschi
Il Cittadino, 15 maggio 2007