"L'idea è quella di realizzare dieci CD dedicati a musiciste" scrive
Fiorella Petronici nelle note al disco per presentare questa coraggiosa
collana da lei diretta sotto la denominazione di "Orecchio incantato",
a suggello delle attività svolte presso il bolognese Teatro del Guerriero
e dedicata a protagoniste della composizione contemporanea; protagoniste
che dovranno manifestare, negli intenti dell'iniziativa, un "diverso"
approccio al suono, "suono come pensiero musicale e come espressione
materica." La scelta femminile, anche, e forse soprattutto, nella
consapevolezza di precise e condizionanti eredità storico-politiche,
vuole valorizzare la presenza di uno "stupefatto nuovo stato di percezione"
inverato in una dimensione di "purezza e verginità" che farà delle
donne "non ingenue bambine ma sempre attente viaggiatrici". A fronte
di così esplicite dichiarazioni, si impone un atteggiamento in qualche
modo sperimentale da parte dell'ascoltatore, una volta messo a confronto
con una scrittura, come quella di una musicista dello spessore, della
libertà creativa, e della solidissima dottrina, di Bianca Maria Furgeri.
Voce e strumenti sembrano sfuggire a una rigida e schematica, o "storica"
separazione, per giungere a una sintesi originaria in un brano per
unico esecutore come Il canto sognato (1989), ove Anna Maria Morini
- una flautista che ha fatto della sperimentazione sonora sul suo
strumento uno degli obiettivi primari della sua attività d'artista
- arricchisce una labirintica sequenza di leggere ma contrastanti
figurazioni con arcani effetti timbrici a mezzo con la voce, per
concluderla in dolci, intense parole.Il confronto diretto con la
vocalità è realizzato dalla Furgeri, con la preziosa collaborazione
dell'Actio Ensemble, nelle Sette liriche. Canti d'amore e di
solitudine (1994) sui testi di Giorgio Segato, la cui limpida, virginale trasparenza
fonica si raggruma in spettrali impasti timbrici, come nella prima
lirica, "Alba", o si dilata in lievi immagini sognanti, nel dialogo
con il violoncello di "Ti indovino nella sera", o si trasforma in
un metafisico onirismo, contrappuntato dal disegno del flauto, in
"Voci di memoria" (è possibile rintracciare un'ascendenza nella poetica
scarna e purissima di Giorgio Federico Ghedini, uno dei maestri insigni
della Furgeri?) sempre nella piena aderenza con gli intensi significati
delle parole, condotte a tersa immagine musicale dalla voce del soprano
Barbara Vignudelli, quasi prima inter pares e veramente affiatata
con gli altri esecutori, la flautista Thouridur Jonsdottir, la violinista
Antonella Guasti e il violoncellista Nicola Baroni. Di notevole interesse
sono anche Immagini fluttuanti (1990), innervate in continue variazioni
agogiche, e Voci dell'Es (1995).
Francesco Sabbadini, Lyrica n. 39 |